Come ricaricare il gas al condizionatore portatile

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (14 voti, media voti: 3,00 su 5)
Loading...

Quando si utilizza un condizionatore portatile da un po’ di anni, ci si rende conto che la sua efficienza comincia a diminuire.

Spesso si pensa che funzioni come altri elettrodomestici, come i frigoriferi o le lavatrici, che dopo un po’ di tempo invecchiano e vanno cambiati; in realtà sebbene anche i climatizzatori con il tempo, abbiano perdite funzionali, spesso la diminuzione di efficienza dipende da minuscole fuoriuscite (o perdite) del liquido refrigerante, ossia la sostanza che trasporta il calore e che è un po’ il “sangue” di queste macchine.

Tali perdite di solito non sono improvvise, ma dipendono dalla normale usura dei componenti (solitamente le tubazioni interne), per cui avvengono un po’ alla volta, spesso per mesi, in maniera impercettibile. Nonostante questo non ci sono problemi di tossicità (perché tali fuoriuscite di liquido sono davvero minime), ma c’è sicuramente una diminuzione di efficienza sul lungo periodo.

In questa pagina parleremo di come risolvere queste problematiche, che spesso si traduce nel cambio del liquido refrigerante. Spiegheremo in che cosa consiste questa operazione, come funziona, ma anche che deve essere eseguita da un tecnico specializzato, e quanto può costare; prezzi che sicuramente, sono inferiori rispetto al cambio di tutto il condizionatore portatile.

Come funziona la ricarica del gas

Veniamo quindi alla parte più tecnica della sostituzione del gas del condizionatore portatile. Il gas deve essere inserito all’interno del circuito dopo che si è tolto tutto quello che era già presente.

Per eseguire questa operazione esistono dei kit già pronti sul web, come quello che potete acquistare comodamente su Amazon e che comprende:

  • Una pompa  vuoto
  • Un manometro analogico
  • Una frusta di 1,5 metri
  • Un riduttore

E’ un prodotto molto semplice da usare, di buona fattura e anche con le istruzioni in italiano.

Ma andiamo con ordine.

Per prima cosa, dopo aver aperto la macchina si cerca di capire se ci sono perdite. Le perdite possono non essere viste ad occhio nudo, ma si possono trovare grazie ad un apposito prodotto che si chiama spray cerca fughe, costa intorno ai 5,00 euro e lo si trova nelle ferramenta o nei negozi di bricolage.

Questa schiuma è composta principalmente da azoto molto compresso; mettendolo su tutto il circuito è facile vedere se ci sono perdite, perché in quella zona la schiuma “smonta” subito rispetto a tutte le altre parti del circuito; in quel caso è necessario sostituire il componente difettoso, perché sarebbe inutile rimettere il liquido in un circuito “bucato” o tentare di ripararlo con qualche resina.

Difficilmente, comunque, si sostituisce tutto l’apparato, perché di solito le perdite sono circoscritte. In questo modo siamo sicuri che il circuito sia ermeticamente chiuso, come deve essere.

La seconda cosa da fare è creare il vuoto, operazione che si fa con un macchinario apposito (ad esempio il kit di cui abbiamo parlato in precedenza), collegato alla “valvola del vuoto” che si trova nel circuito, e che praticamente risucchia ciò che è presente all’interno di esso. Che non è detto sia necessariamente del gas refrigerante: può anche essere, ad esempio, dell’acqua, o dell’umidità in forma di vapore, specialmente se il climatizzatore è fermo da molto tempo; creando il vuoto si porta via il liquido o gas che non è quello frigorifero, aumentando così l’efficienza del climatizzatore, a parità di consumo.

Prima di mettere la pompa a vuoto (immaginatela come un aspirapolvere) si mette anche un altro oggetto indispensabile, che è il manometro; servirà per tutta l’operazione, ed ha delle lancette che dicono qual è la pressione interna dei circuito; questo serve per essere sicuri che non ci siano altre perdite (la pressione diminuirebbe costantemente) e di non mettere troppo liquido refrigerante quando lo si aggiunge (la pressione aumenterebbe troppo).

carica manometro

In questa fase la pressione diminuisce molto, perché si è creato un vuoto: aspirato il tutto si aspetta almeno 10-20 minuti controllando il manometro per capire se ci siano altre perdite. Se tutto rimane uguale, si prosegue con l’aggiunta del nuovo gas.

Si collega la bombola, che deve essere quello indicato dal produttore, oppure un altro compatibile (se ad esempio c’era dentro l’R22 questo viene sostituito e correttamente smaltito, perché oggi è illegale), alla macchina, con il manometro che continua a misurare la pressione interna e che ci farà sapere quando abbiamo messo abbastanza liquido refrigerante nel circuito. Per questo si fa un doppio controllo, sia con il manometro che con la bilancia.

La bombola del refrigerante per un portatile è all’incirca di 1 chilo (in un condizionatore portatile ne vanno da 500 grammi ad un chilo, dipende quanto è grande) mentre nel manuale del vostro apparecchio c’è scritto quanto effettivamente ce ne vuole, perché il valore cambia da macchina a macchina. Supponiamo che siano necessari 500 grammi. Sul condizionatore è anche indicata la pressione interna che il circuito deve avere in condizioni ottimali: questa si controlla con il manometro, mentre si ricarica.

La ricarica vera e propria avviene così: si mette la bombola su una bilancia, e si fa la tara (così che la bilancia segni zero). La bombola è collegata al manometro, così si controlla anche la pressione. Quest’ultimo ovviamente, è collegato alla valvola in ingresso del liquido refrigerante.

Si aprono le valvole e si inizia a immettere il liquido nel circuito; il quale passa da solo perché nella bombola c’è pressione, mentre nel circuito no, per cui tende ad andare dalla zona di pressione maggiore a quella di pressione minore (ovviamente). La bilancia inizia a scendere sotto lo zero e, lentamente, arriverà a -500 grammi, segno che abbiamo messo il gas necessario a quello specifico circuito.

Si controlla quindi anche il manometro, e vediamo se la pressione è uguale a quella ottimale indicata sul manuale della macchina; se non lo fosse bisogna capire il perché, e la causa potrebbero essere altre perdite che non abbiamo precedentemente individuato, mentre se questa “prova del 9” funziona significa che è stato fatto tutto correttamente, e la sostituzione è avvenuta con successo.

Si chiudono tutte le valvole e si toglie tutta l’attrezzatura, con la macchina che tornerà a funzionare al meglio. Quindi si lascia acceso il climatizzatore per un quarto d’ora per capire se sta funzionando tutto.

Come abbiamo visto, non è un’operazione complessa in generale, ma solo per chi la fa tutti i giorni: per un “profano” di termini come Bar o Pascal (indici di pressione) non è semplice nemmeno capire dove mettere le mani e quali sono i componenti, come le valvole; se si fa questa operazione da soli per risparmiare, si rischia di buttare via una macchina da 500 euro. Vale la pena?

Quanto costa la sostituzione del gas refrigerante?

La sostituzione del gas refrigerante ha un costo abbastanza standard che va dalle 60 alle 100 euro per un condizionatore portatile, con chiamata a casa. Se si porta in assistenza si può risparmiare qualcosa per la chiamata, ma non tantissimo perché la maggior parte del costo la fa il liquido refrigerante, per cui ci vogliono dalle 20 alle 40 euro (incluse nel prezzo) in base al refrigerante necessario e alla quantità necessaria.

Oltre al prezzo di base del gas, che è invariabile, sono compresi la chiamata e il tempo necessario per il lavoro di sostituzione del gas refrigerante; è invece esclusa l’eventuale sostituzione dei componenti difettosi, i cui ricambi devono essere aggiunti al totale.

Il prezzo è chiaramente molto inferiore rispetto a quello dei condizionatori fissi, e anche se comunque non è basso bisogna vedere la cosa da un altro punto di vista: quanta corrente elettrica si consuma per far andare un climatizzatore che non funziona? Visto che questa operazione generalmente si può fare ogni 4 o 5 anni (non è vera la storia dei due anni, questi elettrodomestici in teoria non andrebbero mai ricaricati, solo che prima o poi c’è qualche perdita e va fatto) il costo annuale per mantenere la macchina è veramente minimo, e la sostituzione permette comunque di risparmiare una quantità discreta sulla bolletta elettrica.

 

Ricaricare il gas: si può fare da soli?

Per questo quesito, come abbiamo già accennato, la risposta è no. La conferma ce la da la legge, che attraverso il Reg. UE 517/2014 del 16 aprile 2014 istituisce l’obbligo di un patentino per poter fare questa operazione; cambiare il gas ad altri per soldi senza questo requisito è assolutamente illegale, ed è sconsigliato (anche solo per la reperibilità dell’attrezzatura) farlo da soli sul proprio apparecchio, anche perché non è affatto semplice e le operazioni da fare sono tante e potrebbero anche risultare pericolose.

Se state cercando l’esperto che si occupi della riparazione dovete cercare un frigorista: i frigoriferi, i radiatori delle auto e i climatizzatori si basano tutti sullo stesso principio, per cui egli può cambiare il liquido anche ai climatizzatori portatili, sempre purché abbia il patentino (altrimenti è passibile di denuncia).

Quindi il nostro consiglio è di evitare di effettuare questa operazione in casa in maniera autonoma. Vediamo comunque come si svolge, anche per controllare l’operato del tecnico che ve la effettuerà.

 

 

One Response

  1. Attila 6 Agosto 2017

Leave a Reply